un gatto.
agosto 26th, 2010 § 2 commenti
era stata una battuta del teo. una mattina d’estate avevamo fatto sega a scuola. una bella giornata, con quella brezza che ti toglie un po’ il caldo dalla faccia. eravamo andati a giocare a pallacanestro al campetto. poi il teo era andato a prendere le focaccine in piazza. io e il manu invece c’eravamo stesi a pancia in su, a prendere il sole sul muretto. il manu è uno completamente glabro, sia in volto sia sul torace. come il teo d’altronde. anche se il teo avrebbe poi acquistato col tempo una bella barba d’api, invidiabile, seppur non completamente uniforme. fatto sta che ci vede da lontano, appena svoltato l’angolo, prima ancora di accedere al campetto. il cartoccio di focaccine stretto nella mano. e fintamente trafelato mi urla: oh, occhio! ché hai un gatto enorme sul petto. io mi alzo appena per mettermi seduto. avessi avuto gli occhiali da sole avrei fatto quel gesto di abbassarli per far passare appena fuori gli occhi. la bestia però non si spaventa. non fa una piega, rimane sdraiata là, in verticale, tra ombelico e mento, villosa sul mio petto. il gatto non era scappato.
cosa vuoi fare stasera?
non saprei.
nel pomeriggio la ragazza sovrappeso del palazzo di fronte mi ha detto che sente un gattino miagolare sul nostro tetto.
zan zan dice che faceva la ballerina.
ci siamo parlati da finestra a finestra.
alla finestra del palazzo accanto al nostro il ragazzo che giocava con zan zan quando erano banbini dice che riesce a vederlo. non riesco a prenderlo però.
gli dico sparagli!
la ragazza ballerina dice è quello che gli ho detto anche io.
io il gattino non lo sento.
stamani però anche zan zan sentiva un gattino. lo senti? mi dice.
no.
prendo le torce, andiamo a cercarlo.
le dico ah, quindi è questo che faremo stasera.
in soffitta fa un caldo che pare di stare nella bocca di un dinosauro. la mia torcia illumina più o meno quanto il displei di un cellulare per topi. in più ho in mano un piattino di plastica rossa colmo di latte e procedo col timore di dare una testata da un momento all’altro a una trave.
zan zan avanza con la sua torcia con un’agilità che mi dà i brividi. secondo me quassù si è portata i rigazzini una quindicina di anni fa. due ore fa era piegata a squadra che lanciava bacetti negli antri più bui con un pompiere alle sue spalle anche lui tutto un versetto e un micio micio.
le si vedevano le mutande.
le faccio amore?
e lei cosa?
silenzio.
cosa?
mi è sembrato di sentire qualcosa da quella parte, presto torna in posizione eretta e seguimi.
il camion dei pompieri ha bloccato tutta la strada e ci sono mille persone che guardano in alto.
il gattino non si trova. uno dei due pompieri è particolarmente coinvolto dalla tragedia di ‘sto cazzo di orfanello felino. si arrampica come se non ci fosse un domani su sta scala che io faccio fatica persino a concepire.
zan si gira verso di me e mi fa la boccuccia di chi dice hai visto che roba il pompiere?
e io penso solo a un giorno chissaquando in cui mi disse che alla fine c’è poco da fare l’uomo con l’uniforme fa un gran sesso. e lo guardo. e non spero certo che cada. però mi piacerebbe tantissimo se al posto della tuta verde oliva e il caschetto avesse una maglietta con su scritto dalla non è un cantante, è un consiglio e un paio di pinocchietti color cachi.
fatto sta che i pompieri si sono arresi e ora io avanzo nel buio come un cretino con ‘sto piattino di plastica rossa facendo i passetti incerti di chi sta per fare un danno da un momento all’altro. e mi pare di essere in un giusto compromesso tra giochi senza frontiera e un film orror.
quando raggiungo zan zan dall’altra parte del sottotetto il latte è tutto sui miei piedi il gatto non si sente e al collo ho una collana di ragnatele e piume di cuccioli di piccione. forse ci vomito in questo cazzo di piattino.
eppure l’idea di avere un gatto non mi dispiace affatto.
io un gatto non l’ho mai avuto. alla mamma l’ho chiesto un sacco. che impegno vuoi che sia un gatto mamma?
finché alla fine siamo andati a prenderlo. io lei e il suo fidanzato roberto. con la renò 5 grigio metallizzata.
c’era stata una cucciolata.
ricordo vagamente che era un posto tipo circolo del tennis. non ricordo di averne scelto uno in particolare. ricordo solo che a un certo punto siamo risaliti in macchina con ‘sto gatto chiuso in una borsa da calcio. di quelle coi tacchetti sotto. la mamma e roberto davanti. io e la borsa da calcio dietro.
poi roberto mette in moto. io apro la borsa da calcio. roberto parte. il gatto fa un verso e balza scomposto sui sedili davanti. al verso roberto si gira e il gatto gli passa sopra la testa. tamponiamo una macchina parcheggiata davanti a noi che finisce in un dirupo. poi non ricordo più nulla. se non che quel giorno ho scoperto che i gatti neri portano sculo.
io un gatto non l’ho mai avuto.
se mai questo dovesse decidere di affezionarsi a noi e scendere dal sottotetto lo chiameremo tegola fava scalabrini. mangerà lucertole, accecherà la nani, rovescerà tazze di caffè sulla tastiera del compiuter, berrà dalla tazza del cesso e farà tutte quelle cose che ci si aspetta da un gatto.
sarebbe bello avere un gatto.
io ne ho 6.
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