riminirimini.

agosto 28th, 2010 § 7 commenti

quando siamo andati in campeggio e il marchetti, che dovevamo accompagnare fino a firenze, ha aperto il bagagliaio della polo bianca mi ha domandato s’io ci fossi mai stato in campeggio. il marchetti è uno di quel piglio. del tipo che va bene che è per ridere ma che stai facendo? avevo portato troppa roba. davvero troppa. non si chiudeva nemmeno più il portellone. c’era una sporta piena di audiocassette. e c’era pure il cuscino. e alla fine il cuscino si sarebbe rivelato l’oggetto in più. quello in grado di fare la differenza. io però in campeggio c’ero già stato. gliel’avevo anche detto al marchetti. c’ero andato la notte di san lorenzo con la mia ragazza. era il suo compleanno. su in montagna dove ci sono i ripetitori e poco niente. e la tenda l’avevo montata piuttosto facilmente. con picchetti e tutto. ostentando pure una certa sicumera. che un mio amico una volta pensava fosse un ballo. la baldanzosa danza dopo una conquista. quella notte qualcosa si era avvicinato alla nostra tenda. e lì si appoggia. ci svegliamo. inizio a provare a mandare via quel coso con poca convinzione. nello stesso modo in cui si tenta di scacciare un moscone: schiaffeggiando l’aria e la tenda. facendo sciò sciò un po’ a caso. pensavo potesse essere un cane. un cane che si era semplicemente accucciato accanto alla nostra tenda. un cane che magari era lì a farci pure la guardia. se sei un cane abbaia. guaisci perdio. latra. uggiola! e avevo paura a uscire perché se poi era un lupo? quello ci mangia vivi. però non poteva mangiarmi la mano attraverso la tenda. non credevo almeno. allora resto dentro e prendo a dare dei colpi più decisi. e un colpo si assesta. qualcosa avevo preso. la tenda si allenta. c’è meno pressione. il coso s’era spostato. ma non doveva essere molto agile. mi sarei immaginato sentir balzar via un corpo come un gatto. fuggir come una lepre. volar via come un corvaccio. gli animali nella mia testa nel frattempo si erano moltiplicati. e invece niente. nessun salto. nessuna corsa. nessuno svolìo. la tenda comunque tira un sospiro di sollievo. va tutto bene. è tutto a posto. ostento ancora: sono l’uomo che dona tranquillità alla mia metà. e ci rimettiamo a dormire. la mattina usciamo. accanto alla tenda c’era una gigantesca merda di vacca fumante. la indico e non dico niente. quel coso che si era appoggiato alla nostra tenda era il suo culo. alla fine ci ha solo quasi cacato addosso. poteva decisamente andarci peggio. se con uno di quei colpi avessi inavvertitamente fatto lo sgambetto al garretto della vacca quella ci avrebbe uccisi. schiacciandoci come un pisolino. e quella volta io non avevo nemmeno portato il cuscino.

l’ombrello è un accessorio che non mi è mai piaciuto. ho sempre preferito prender l’acqua. coi capelli bagnati siam tutti meno brutti.
l’ombrellone nemmeno. l’ombrellone sta allo spiaggiante come il casco sta allo scuterista napoletano.
prima di partire ci hanno regalato una tenda contro i raggi ultravioletti e i raggi gamma e i missili fotonici.
per bianca. che è piccola e bianca. e non deve prendere il sole.
era una di quelle tende che si tirano fuori dal sacchetto e ti si aprono in faccia. grossi schiaffi di tenda. la apri e poi non la richiudi più. impossibile. istruzioni scritte da un cane umido.
ci abbiamo provato io e zan. ci hanno provato brenda e michela. ci ho riprovato io. ci ha riprovato michela. ci ho riprovato io con piglio più violento. ci ha riprovato brenda con la pazienza di gesù. ci ha riprovato zan con fare snob. ci ho riprovato io bestemmiando alcuni santi e prendendomela con gesù. ci ha riprovato brenda chiedendo l’aiuto da casa. ci ho riprovato io stringendo forte forte i denti. ci ha riprovato michela chiudendosi in un ostinato silenzio. poi greta l’ha piegata come l’incredibile ulc piegherebbe un deltaplano a motore.
nel frattempo bianca si è abbronzata. non va bene. mentre la riportavamo a casa ci è scoppiata in macchina come un airbeg.
a casa ci abbiamo riprovato col senno di poi.
è rotta dico io. è sicuramente difettosa. questa tenda è difettosa. ne compro un’altra. lo faccio.
zan non approva. dice comprane una normale. di quelle che si montano. come hanno i due figaccioni sulla spiaggia.
quali?
lei bionda lui grosso muscoloso e tatuato con banbino di un anno circa.
lui grosso e muscoloso?
sì, un bel figo a dire il vero.
non esagerare. (a dirla tutta lo avevo notato palleggiare con un pallone di cuoio a piedi scalzi su delle rocce appuntite fumando una pipa e leggendo un saggio sul mistero della confutazione della formula di karl dhreuster. il pallone non ha mai toccato terra. nemmeno quando ha smesso di palleggiare. dhreuster si legge droister e se cerchi in internet non trovi niente perché esiste solo una copia del suo saggio e la possiede lui, il figaccione con la tenda che si monta e la può leggere solo quando fuma la pipa e palleggia con un pallone di cuoio a piedi scalzi su delle rocce appuntite. altrimenti muori. se non ci credi chiedi a mia mamma.)
nel pomeriggio andiamo al supermercato di nonna isa. si chiama così. al piano inferiore una vasta gamma di articoli per la spiaggia.
eccola lì. gialla oppure blu. la prendo blu. è una di quelle che ti si aprono in faccia. porca merda.
chiedo a un giovinotto.
giovinotto avete solo questo modello di tenda?
mi guarda con la fissità dell’ottuso e fa spallucce.
no perché ho visto persone sulla spiaggia che facevano fatica a ripiegarle.
non saprei, noi abbiamo sempre venduto queste e nessuno si è mai lamentato. piegarle è assai semplice aggiunge.
(allora facciamo che vieni in spiaggia con me e la mia famiglia e quando decidiamo di tornare a casa ce la pieghi tu brutta faccia di culo supponente). bene, allora la prendo. protegge contro i raggi ultravioletti?
fa spallucce.
protegge contro i missili fotonici?
spallucce.
contro i raggi vasta gamma di articoli per la spiaggia?
spallucce.
giovinotto, se ne vada affanculo.
17 euro e 50 spesi con pochissime perplessità.
zan mi guarda con compassione. com-passione.
stai serena le dico. le istruzioni sono chiarissime.
in spiaggia vento forza 74. apro la tenda ed è come ritrovarsi tra le mani un grosso aquilone impazzito. vengo trascinato per 2 metri verso il bagnasciuga. mi guardo intorno ed è chiaro che tutti mi stanno osservando. c’è anche la famigliola del figaccione e la bionda. la loro tenda è ferma immobile come un blocco di cemento in un parcheggio per autodinoccolati. riesco con non poche difficoltà a domare la nostra e a posizionarla in terra. mi ci siedo dentro per non farla volare via ma non basta. ci sono dei picchetti ma è come cercare di sedare un elefante imbizzarrito con una camomilla. ci metto dentro il paseggino, la borsa di bianca, gli asciugamani, zan zan e bianca.
in meno di 25 secondi nella tenda c’è un’altra spiaggia e un microclima insostenibile. vedo passare scimmie e tucani. sudiamo e il vento ci appiccica addosso un piacevolissimo strato di sabbia. con una mano reggo la tenda con l’altra sposto il passeggino che mi preme contro le costole e con un piede animo una paperella di gomma al fine distrarre bianca dal gran disagio.
ha negli occhi la compassione di sua madre. mi rimane un piede con cui potrei fare un massaggio alla schiena a zan zan ma lo tengo libero nel caso, per deviare eventuali oggetti contundenti spinti pericolosamente verso di noi dal vento.
forse non è la giornata giusta per stare in spiaggia dico.
zan sta già mettendo bianca nel passeggino.
io guardo la tenda. la tenda guarda me. devo piegarla.
15 minuti dopo davanti a un cestino che non riesce a contenere quello che ha tutta l’aria di essere un deltaplano piegato distrattamente dall’incredibile ulc dico a zan zan “questa cosa rimane tra me e te”.
sulla strada di casa mi vedo costretto a rivalutare la praticità dell’oggetto ombrellone.
mio dio, sono un cazzo di bloggher.
andrò all’inferno.

§ 7 Risposte a riminirimini."

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