HAVAH | ADRIATIC SEA NO SURF

settembre 14th, 2010 § 2 commenti

io leggo, zan zan prende il sole, angela ascolta l’aipòd e lui se ne sta lì annoiato coi piedi in piscina. un banbino grasso ripete lo stesso identico apatico tuffo senza manifestare entusiasmo alcuno. una setta di russi androgini chiacchiera e ride comportandosi come se fossero le persone più normali del mondo. in realtà son tutti magri magrissimi, si muovono come se fossero sulla terra da una settimana e han tutti un taglio dei capelli con un’attaccatura sensibilmente alta che lascia scoperta una fronte su cui si può tranquillamente parcheggiare un suv. tutti. donne e banbini. di uomini ce ne son solo due. e di sicuro se le trombano tutte. e alla fine non gli va nemmeno male. che a parte una che ha la faccia schiaffeggiata dalle streghe, le altre non son nemmen malaccio. se non fosse che tutto in loro, dalla postura all’abbigliamento, dal modo in cui si guardano intorno al sorriso troppo perfetto che han stampato in faccia inculca in noi un atroce sospetto. al posto della vulva hanno sicuramente un varco spaziotemporale. cosa vuol dire? non lo so. poi michele si alza e va in camera a registrare. in egitto. infradito e asciugamano legato in vita lui prende e va in camera a registrare. e io rimango lì col mio libretto e lo vedo che si allontana oltre il ponticello sul laghetto artificiale e penso: maremma maiala. e sono invidioso. che al massimo io riesco a registrare una nota vocale sul cellulare. e lui invece ci registra un disco con un affare poco più grande di un cellulare. ed è pure bello cazzomerda. e io ce l’ho detto mille volte michele facciamo un gruppo insieme. ma lui mi snobba. e forse alla fine fa bene. perché dopo tutto non ci ha bisogno di nessun altro per fare quello che fa. e qui c’è il suo disco. che io non sono in grado di recensire per cui lo recensisce il febio. e io dico solo che il pechegin di sto disco è bello. è serigrafato. e anche se lui è serigrafo mica l’ha serigrafato lui. perché per quanto bravo sia voleva che fosse perfetto. e allora lo fa serigrafare ad altri. a costo di spenderci una madonna di greiscul. perché paga tutto lui. e ne escon solo 200 copie con cui alla fine si rimetterà in tasca giusto le spese. ma io credo che valga la pena averlo. perché è un disco con un cuore grande così registrato male da dio e vestito come si vestirebbe uno slavo per il matrimonio di sua sorella.

febio, recensiscimelo.

mi piace credere che anche qui sia così. che anche qui accada come per gli indiani d’america e le rotaie del treno. che i surfisti poggino l’orecchio sul pelo dell’acqua per capire se l’onda sta arrivando. occhio all’otite oh. marrone ci ha l’otite fotonica e pare sia parecchio dolorosissima. restando sempre in attesa di quella giusta. che qui è quella più scura. capito come? l’ho capito perchè me lo hai detto tu. l’onda nera > darc ueiv. non ci sarei mai arrivato mai. e che se ci provi anche tu. che tanto si tocca. non aver paura. è l’adriatico. se provi a poggiare la testa di profilo. (lato acca). se provi a mettere anche tu l’orecchio sul piatto del mare. allora quello che senti. quella musica. sembra arrivare direttamente dal fondo. da laggiù. sott’acqua. la senti com’è caotica? com’è torbida. e grezza. dinamica. c’è una voce fosca che vive lassotto. nascosta dietro gli scogli. una voce grave e annoiata. e poi ce n’è un’altra. sovrincisa. sottoesposta. fumosa quanto un fantasma. e ancora più giù un fondale di chitarre. che grillano. che sputano verso l’alto. in un clangore attutito. e insieme note precise. corda per corda. come un metronomo. ma lo sai che io il metronomo non ce lo sentivo per un gatto. ho sempre pensato che facesse tutto completamente a casaccio. e invece quello scemo ce l’ha il metronomo. l’ho visto a casa sua sulla scrivania e gli ho detto e questo? il metronomo. se no come faccio ad andare a tempo. mi sembra giusto. credevo non ti interessasse andare a tempo. e invece no. e ancora ritmiche acustiche e tempi terzinati. e le sole onde che senti arrivare sono quelle di una radio. sibilanti. sul finire. poi ti rigiri. l’orecchio torna in superficie. mostri al sole la seconda facciata. hai messo la cremina? (lato doppia acca). e l’umore cambia. proprio quando avviene il rilascio dei gufi. è la mia parte preferita. e le note si fanno ancor più definite. come un saltellare da un gradino all’altro. risalendo lento le scale. e seppur sempre intricato tutto si fa più intelligibile. tanto da credere che la voce parli la lingua che conosci meglio. e pensi a come suonerebbe davvero in italiano. bravo ciccio. io lo so come suonerebbe in italiano. che pare che il prossimo sia in italiano e da quello che ho sentito è una cazzo di megabomba ricoperta di nutella e praline di cocco. il tiro aumenta. compaiono pure chitarre punk-a-billy. caricate a molla. e di nuovo l’acustica che si prende lo spazio di una canzone. con sdegno. forse sono un lupo mannaro e semplicemente perdo il controllo. e tu sei ancora lì con la tua tavola nera. ammollo nell’acqua. con il tuo costume da bagno nero, no? e ecco che nell’ultimo solco scovi il pezzo più trascinante. fatichi a stare fermo. ti pare di nuotare con le pinne. e arrivato fin lì capisci che d’ora in poi il giappone se la giocherà per sempre coi gufi. chi è havah? havah è il nome ebraico per eva. la prima donna che non mangia panini. ci ho messo un pò a capire questa. pensavo ti fosse venuto il morbo di rochit. e dietro ad havah? dietro ad havah c’è michele camorani. forlivese classe ottantadue. professione batterista. la quiete raein scena. hai detto un gatto. e altri ancora. tanti sono i suoi progetti. adriatic sea no surf è un disco completamente autoprodotto. verrà presentato il 29 settembre. al diagonal loft club. forlì. tu ci andrai? ma, mi sa che mi tocca saltare. in giro trovi un adesivo che recita questa scritta. lo sai già. “basta gruppi con il morone!”. può darsi. però intanto questo noi ce lo teniamo.

dagli una scians. (questo qui è un link. non riesco a sottolinearlo maremma cane. però è un link. cliccateci sopra. è un link)

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