marmo.
ottobre 15th, 2010 § 5 commenti
in quarta elementare mi sono fracassato il braccio. avevo tenuto il gesso per un mese. un gesso ammaccato dalle continue cadute. tutte successive a quella fatale. quel capitombolo al rovescio che mi era costata la frattura. quel giorno l’avevo levato da pochissimo. era una goduria. pari solo a quella che precedentemente sa darti la punta del cacciavite quando capisci che puoi infilarlo dentro pian piano per alleviarne il prurito. e avevo appena passato quella fase in cui il braccio prigioniero poi liberato non ti sembra il tuo. bianchiccio, indolenzito, formicolante. quel sabato pomeriggio eravamo in oratorio. avevo ripreso a giocare a biliardino. la catechista ci fece poi sedere tutti sulle panchette di legno. i piedi a penzoloni che scalciavano l’aria. so che uno di voi di recente ha avuto un incidente, fece la catechista. e io ero già pronto ad alzarmi in piedi, un occhio di bue a illuminarmi intero, e ricevere il giusto tributo di gloria e commiserazione. e quasi lo feci davvero, mentre sorridevo sotto il naso, chinando il capo imbarazzato. poi però la catechista fece un altro nome. non c’era scritto il mio dentro a quella busta immaginaria. l’oscar andò a viviana. s’era appena rotta un rene.
quando pioveva stavamo dentro. non c’era tanto spazio e fino a che non è arrivato il biliardino ci si annoiava un bel po’. ci eravamo inventati le fughe al piano di sopra.
andavamo in bagno a prendere il dentifricio e lo mettevamo dietro la maniglia della porta della classe di suor letizia.
ci stava sul gatto suor letizia. era quella che alzava più spesso le mani. e poi aveva la faccia cattiva e un porro che pareva un bacio perugina coi peli.
per fortuna la nostra maestra era suor anna. era l’ultima arrivata e aveva sostituito con nostro grande dispiacere la maestra gloria. io gloria me la ricordo bellissima. probabilmente era un cesso con le ruote.
suor anna aveva degli occhiali spessi come fondi di bottiglia. dietro quelle lenti enormi si aprivano e chiudevano con un’intermittenza fastidiosa degli occhietti minuscoli. quando si levava gli occhiali erano ancora più piccoli e tutto intorno sembrava che mancassero delle cose nella sua faccia.
in realtà c’era tutto. ma quegli occhi eran davvero minuscoli. forse avrebbe potuto tranquillamente avere un naso in più per compensare. e adesso avrei da raccontare la meravigliosa storia di una suora con due nasi.
e invece no.
un pomeriggio di pioggia prima dell’arrivo del biliardino il pera e ricca erano sul primo pianerottolo delle scale che litigavano per uno squallido flipper di legno. il flipper di legno era il gioco più ambito. chi non beccava quello si ritrovava a giocare con giochi dell’oca senza oca, inutili birilli di plastica con cui spesso e volentieri ci spaccavamo vicendevolmente le gengive, memori con 13 carte, palloni di spugna mangiati dai topi.
il flipper di legno era rotto e rattoppato con pezzi di scoch da pacchi e la pallina di metallo era stata sostituita con una biglia troppo piccola che regolarmente andava perduta al quinto minuto del primo tempo della ricreazione pomeridiana. i restanti 55 minuti si passavano a cercarla tra le millemila gambe dei banbini che correvano impazziti in 15 metri quadrati.
per tutta la vita il pera ha detto che era colpa di ricca e ricca che era colpa del pera.
fatto sta che tira tira tira a un certo punto uno dei due ha mollato la presa sul flipper di legno e l’altro e finito di schiena su suor nazzarena che è precipitata giù dalle scale e si è spezzata il femore in 67 punti diversi.
suor nazzarena aveva 236 anni. ci hanno fatto pregare ininterrottamente per 4 giorni di fila. non ne potevamo più. alla preghiera della sera, nell’intimità della mia stanzetta buia chiedevo a gesù di far smettere le suore di farci pregare.
il quinto giorno suor nazzarena ha raggiunto il suo signore.
cosa ci fai qui nazzarena?
son caduta.
sei caduta?
sì, son caduta dalle scale. son state quelle piccole merde agitate.
adesso sei con me nazzarena, nell’alto dei cieli.
sì, bravo. cosa c’è da mangiare?
a più di 25 anni di distanza mi ritrovo in duomo. la cerimonia comincia alla 17. alle 19 mi vedo costretto a mollare. bianca e zan zan sono fuori e voglion tornare a casa. la cerimonia non è ancora finita.
ci sono due macsischermi enormi su cui ogni tanto si riesce a vederlo.
daniele ha l’allergia. continua a starnutire e a soffiarsi il naso facendo un casino del signore. ogni tanto si gira verso di me e mi guarda senza espressione.
io e giacomo parliamo di musica.
c’è una bambina che continua a correre in tondo come se non ci fosse un domani.
un tipo grasso dietro di noi canta tutto quello che si può cantare. alleluia alleluia. credo che sia infastidito dal nostro parlottare.
poi parte il sancta sanctorum.
un diacono si posiziona davanti al leggio e parte con una litania mortale. lui dice il nome di un santo in una tonalità e un coro gli risponde prega per noi con la stessa identica tonalità. per 35 minuti di fila.
durante questo lasso di tempo infinito il pera e gli altri aspiranti preti si stendono a pancia in giù sul marmo ghiacciato del duomo. immobili. morti. li vedo stesi uno accanto all’altro e non riesco a smettere di immaginare una moto da cross che li salta prendendo a 120 all’ora una rampa rossa con le stelle bianche.
o un elefante cavalcato da un indiano che gli cammina sopra.
nel frattempo il sancta sanctorum va avanti e per un paio di minuti buoni mi sembra di ascoltare i silver maunt zaion e quasi quasi mi piace.
dico a giacomo oh, alla fine non è male.
lui mi dice vaffanculo.
daniele si gira e adesso sta per piangere. ma non è commosso.
quando il pera ci riunì tutti e ci disse ragazzi mi faccio prete, daniele disse pera, preferivo tu ci dicessi che eri finocchio.
san matteo epico e invincibile cavalliere di dio. prega per noi.

i blog lunghi non li legge mai un gatto.
è vero.
però si possono guardare le figure.
Come scrivi bene tu.
(maledette suore)
sì, maledettissime.
grazie grazie grazie, finalmente scopro la verità dopo 25 anni di dubbi!