YUCK | YUCK
gennaio 3rd, 2011 § 3 commenti
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la nani è un cane che mangia poco. non è come i labradors famelici che aspettano che gli allunghi anche un tozzo di pane secco sotto il tavolo. che se gli allunghi una buccia di banana mangiano anche quella. la nani mangia poco e tende a farlo quando nessuno la vede. spesso la sua pappa rimane lì nella ciotola per tutta la notte. qui a cer(te)menate la ciotola la chiamano baslotto. quando fuori c’è silenzio e il paese dorme la nani svuota il suo baslotto. con estrema calma. io le preparo delle zuppe ben fatte a quel cane. perché so che in canile era abituata a vedersi mangiare il cibo sotto il naso. non credo che fosse una di quelle che lottava per mangiare la nani. me la immagino in un angolo sottomessa da tutti che muore di fame ma non si azzarda a gettarsi nella mischia. che la mischia fa paura. la nani non ha amici. ha paura di tutti. e per far vedere che non ha paura mostra i denti. l’altro giorno mi sono accorto che eran finite le sue scatolette. allora ho preso una confezione di viustel grandi della coop da 3 pezzi e ho cominciato a tagliarli con grande cura. a metà del secondo viustel zan zan mi guarda e mi fa quando hai finito di fare gli origami coi viustel magari mangiamo anche noi eh? il giorno dopo son tornato a casa e la ciotola della nani era interamente occupata da un trancio di pizza. questi qui sono insopportabili. hanno tutti i numeri per diventare enormi facendo delle cose che son già state fatte da mille altri almeno 20 anni fa. io nel primo pezzo ci sento addirittura i verdena del primo disco. motorpsaico dirai tu. boh, sì. hai visto il video dell’ultimo pezzo che è quello lungo? perché l’ultimo pezzo deve essere quello lungo. o meglio se si fa un pezzo lungo si mette per ultimo. oppure si dice oh, perché non facciamo un pezzo lungo e lo mettiamo come gostrec? e poi avranno pensato noooo l’han già fatto i nirvana. allora l’han messo in fondo e basta. il video è insopportabile. c’è tutto un rallenti paura di una tipa non oggettivamente bella ma oggettivamente adeguata alla situazione indicazzi e mazzi. e poi c’è un toilettatore di cani. e si alternano delle scene in cui la tipa si doccia e il toilettatore pulisce le orecchie e masturba le teste di questi cani che anche loro son brutti ma in modo estremamente stiloso. poi a un certo punto il toilettatore fa pressione sulle ghiandole perianali dei cani ed esce della pupù. ecco tutta quella pupù, queste merde ce la stanno dando da mangiare a noi tutti. ci fan vedere il pelo della gnugna che si fa la doccia mentre ci servono della pupù di cane in un falafel completo. di quelli buonissimi. ma alla fine è merda quella che ci stiamo mangiando. eppure è buonissima. e mentre la mangiamo diciamo basta non devo più mangiare sta roba. ma non è vero. perchè rimane una gran voglia di mangiarla. maledetti loro. vanno boicottati febio. questi vanno boicottati di brutto. da domani li boicotto. stasera zan zan mi ha chiamato in cucina. stava levando il vecchio calendario del 2011 e lo stava sostituendo con quello dell’internazionale. mi ha chiesto metto questo o quello dei boiscaut di cermenate? e io le ho detto metti quello dei boiscaut di cermenate. e lei mi ha detto ma fa cacare! e io le ho detto meglio un calendario estremamente brutto di uno uonabì bello. zan zan ha detto che sono proprio complicato.primo disco ascoltato nel nuovo anno e subito prima recensione. lo troverete scritto dappertutto qual è il significato di questo nome. yuck significa un qualcosa tipo fesso o giù di lì. (non era anche il verso idiota che usciva per due volte dalla bocca di pippo?) e sempre dappertutto troverete scritto anche che questi qui fessi non lo sono per niente. parecchio furbi invece. sì, perchè gli yuck hanno confezionato un dischetto perfetto. con tutti gli ingredienti giusti. e dosati con precisione. un disco furbo, appunto. hanno bloccato una decade musicale. la migliore a loro avviso. quella che va dalla fine degli anni ottanta sino oltre la metà dei novanta. e dentro ci potete mettere tutti i gruppi che vi vengono in mente in questo momento. perché è proprio tutto quello che ci andrete a trovare, appena lo ascolterete. i dinosaur jr. le ballate dei lemonheads e dei posies. i sonic youth (operation che precede proprio una traccia chiamata guarda caso sunday). pavement (suck). jesus & mary chain. persino i beezewax. e, aggiungono loro di proprio pugno in un’intervista, buzzcocks (holing out che nel ritornello vira fino ai giorni nostri, fino a the pains of being pure at heart), joy division, teenage fanclub, sparklehorse, silver jews, red house painters. e se hai amato quel periodo non puoi fare a meno di finirci dentro con entrambi i piedi. e poi con tutto il corpo. fino a affondare la testa. le chitarre ronzanti e fragorose. i ritornelli malinconici, strazianti. le loro frasi corte e infinite, ossessive. le dinamiche pop. i piano e i forte a là pixies. gli stop and go. il wah wah di tutte possibili nuove freak scene. i feedback. e gli assolo di j mascis. in pattern recintati però, brevi e ripetuti. che mettono fuori la testa anche sotto al cantato. e, sì un po’ ti senti preso per il culo. perchè ti hanno messo tutte le cose che ti fanno impazzire. che l’hanno fatto apposta. revival anni novanta. e lo sai pure tu. e sai che diventeranno una cosa grossa. che faranno il botto. che questo dischello è una bomba a orologeria. che non basterà dire io c’ero o preferivo i demo. che forse arriverai a odiarli. eppure non puoi farne a meno. non puoi fare a meno di rimetterlo daccapo. e riascoltarlo ancora una volta. no, i can’t get away. un tempo danny blumberg e max bloom avevano una band: i cajun dance party; un esordio inodore un paio di anni fa, un po’ a là kooks per intenderci, prodotto da bernard butler. all’epoca delle registrazioni avevano qualcosa come quindici anni a cranio. e poi i due hanno iniziato a scrivere delle canzoni nuove di zecca. dei provini, nella camera di max con il dittafono di daniel. senza fretta, senza pressioni. quindi a febbraio daniel se n’è andato in israele e là, in mezzo al deserto, ha conosciuto jonny rogoff, il batterista con la capigliatura da napo orso capo. l’ha trovato in un kibbutz. lavorava in cucina e fumava hashish. il progetto gli piacque. abbandonò l’università e successivamente li seguì a londra per unirsi alla band. lui stava nel new jersey. per completare la formazione fu reclutata la bassista mariko doi. da hiroshima. perfetta anche per quell’iconografia indierock che pretende, in una sorta di regola non scritta, la presenza proprio di questo elemento: donna bassista cantante giapponese carina. ciliegina sulla torta il membro fantasma. ilana la sorellina di daniel. che proprio come un fantasma figura qua e là nei cori. ululando angelicamente. corista part-time. e che dicono loro? che dicono di loro gli yuck? dicono che vogliono solo scrivere un sacco di canzoni. che è quello che hanno fatto sin dall’inizio. già a partire dalla fine del 2009 quando hanno iniziato a circolare i primi brani, scaricabili direttamente dal loro blog. una sassata di singolini già perfetti, porcamerda. gli yuck vogliono scrivere musica che piaccia a loro e alla gente che li ascolta. e vogliono fare un sacco di album. intanto sono partiti con questo, omonimo, che uscirà il 15 febbraio per fat possum records.
in giro si trova il link per scaricarlo. le nostre remore a mettere il link sono direttamente proporzionali alle prospettive di grandezza pop della banda. in ogni modo se il link non doveste trovarlo tra un mesetto potrete acquistare il disco qui.

Chiedo scusa se vi contatto con un commento, ma non sono riuscito a trovare un indirizzo mail
Gentile Redazione, sono Antonio di Nuvole Elettriche.
Vi contatto per chiedervi come vi comportate per quanto riguarda le relazioni con gli uffici stampa.
Potete darmi un referente che segue le recensioni o continuo a scrivere a questa mail?
possiamo inviarvi i dischi in digitale in digitale? Avete bisogno del disco materiale? se si ve lo spedisco all’indirizzo segnalato?
Per le news/comunicati stampa devo spedire sempre a questa email?
Grazie mille anticipatamente
Antonio
Non rispodete. Magari è una trappola.
Cazzo è una trappola.
Vogliono sapere chi vi dà i dischi.
E poi vi arrestano.
Sono alle calcagna.
Presto, scappate finché siete in tempo.
E non ringraziatemi.
Il mio nome rimarrà ignoto per sempre.
lo sapevo che sarebba andata così.
febio, meglio se non ci sentiamo per un pò.
la pietra è scivolata oltre l’ostacolo di gommapiuma.
ricorda di arrotolare gli oleandri prima di aprire l’urna delle 20:30.
mi sono occupato io stringere la rotella della ringhiera di ghisa.
stop.