record store day

aprile 11th, 2011 § 1 commento

tu ci andavi nei negozi di dischi? da rigazzino dico. sei costì? no, scusa. ci sono ora. ero al negozio di dischi, appunto. daero? adesso? a comperare cosa? ho chiesto per motorpsycho, il live nuovo. ma esce il 29 aprile dice. io di loro compro ancora tutto. oggi c’era quello che assomiglia a un ewok. a me loro mi stanno simpatici. poi c’è quell’altro che io dico che è suo fratello solo perché ha la barba anche lui. e allora insieme sembrano i bushwackers. e poi c’è anche un terzo, che però non c’è mai. lui è come il terzo zztop senza barba. e nulla ho preso il biglietto per gli arcade fire a milano a luglio. maiala. non vedevo un concerto grosso dai pearl jam del ‘96. io ho visto i coldplay 10 anni fa al palasport con marchetti e la barella. nonostante fossi innamorato e lui lo fosse più di me che si era appena messo con quell’attrice bionda che ha fatto il film della metropolitana da cui poi ruggeri ha tirato fuori quel capolavoro di programma che è il bivio. ecco, nonostante tutto questo quel concerto è stato poco più decente di tirarsi un cazzotto fortissimo sulla fava. ne verrà fuori un telegrafo, lo sai? lo so. io l’ultima volta che son stato in un negozio di dischi è stato a nuova iorche un mese fa. sai che per me i negozi di dischi in realtà sono quel periodo dei dischi usati. come la tappa fissa da rossetti a scartabellare i ciddì come un domino. ti ricordi? che un giorno lui ti aveva preso dapparte e ti aveva detto ho un disco per te e aveva tirato fuori il disco dei rage against the machine e vista la tua faccia ci era rimasto poi male. e ancora le capatine da psycho mentre tornavo a casa che era bello, che aveva sia i vinili sia l’usato, o le trasfertone a metropolis in via padova, in autobus l’ultimo tratto, o a piedi che la metropolitana arrivava solo fino a un certo punto, ascoltando i dischi dei sonic youth nel lettore cd portatile. e poi in centro me li facevo tutti. anche quelli brutti. virgin, le messaggerie. anche sotto da mariposa. oppure più in là verso casa prima buscemi, che non ti faceva ascoltare nulla, poi pure supporti fonografici in fondo e tutti i libracci. sempre. e poi sai cosa facevo? cosa facevi? faccio un nescafè lo vuoi? andavo da ricordi che ci vedevo sempre zuzzurro di zuzzurro e gaspare ma in borghese senza impermeabile e dopo l’incidente che aveva un po’ la faccia di takeshi kitano poraccio. e per me quel periodo era rifarmi le discografie di quei gruppi ammezzati. ammezzati? sì, perché da rigazzini si compravano scaglionati i dischi che non si aveva tanti soldi. questo lo prendo io e questo lo prendi tu. tipo ginella maledetto lui ha preso pisces iscariot e io siamese dream. che a me piace di più pisces iscariot. solo che siamese dream era uscito prima e non potevamo saperlo. non poteva saperlo di certo lui che gli ho dato del maledetto. siamese dream è il primo disco che ho comprato senza delega. ci sono andato io direttamente un pomeriggio prendendo il pullman. da papermoon, lo stesso in cui sono stato oggi. tutti i miei dischi ce li ha brenda. tutti tutti tutti. io non possiedo niente. ho solamente un cane una figlia e dei dischi. ma i dischi ce li ha brenda. a volte vorrei che avesse mia figlia. e invece ha i miei dischi. e allora più avanti volevo ricomprarmeli quelli belli che mi mancavano. solo che mica ce li avevo tutti quei soldi ancora. e allora facevo la lista della spesa così a occhio, no? e allora li guardavo, li soppesavo e alcuni sai che facevo? tipo quelli che ce n’era solo una misera copia? cosa? li nascondevi? io lo so che li nascondevi. li portavi nella sezione musica etnica. esatto. che lì ci vanno solo i matti e le professoresse di religione. sì, oppure li infilavo con nonchalance in mezzo a dischi con tantissime copie. che uno pensava che fossero tutte dello stesso tipo a scartabellarle e invece nascosta c’era la perla. che c’era pure da fare attenzione. a non mostrare troppo entusiasmo quando scovavi il disco che volevi. quello che avresti parcheggiato altrove. dovevi essere omertoso quanto un cercatore di funghi. ricordo gebhardt plays himself. che era appunto il disco solista del batterista dei motorpsycho. costava trentacinque mila lire. stigatti. e allora l’ho messo in mezzo al black metal. be’ però rischioso. vero. uno che si chiama gebhardt è credibile come cantante black metal. ma in copertina c’è lui col banjo e in testa tipo un borsalino o uno di quei cappelli da telegramma cantato. però dentro c’è del gran gutturalone e delle gran chitarre zanzarone. no, c’è proprio il banjo. quando andavo al liceo a firenze al michelangelo in pieno centro facevo spesso forca. mi ricordo che al concerto dei deus e soulwax ai magazzini ti avevo chiesto cosa si diceva a firenze per interrompere il gioco. mi avevi detto spigo. non c’entra un gatto qui. si parla di forca. e infatti mi han sempre rimandato e bocciato una volta. e ho rischiato altre volte finché mia mamma non mi ha mandato dai preti. quando facevo forca andavo in piazza san marco. c’era un negozio di dischi che si chiamava piccadilli saund. conoscevo il proprietario benissimo ormai. e quando non andavo a scuola andavo lì a dare una mano. rimettevo apposto i dischi. gli andavo a comprare il caffé. traducevo i clienti stranieri che chiedevano bocelli e eros ramazzoni. e a fine giornata mi beccavo mezzo disco. nel senso che poi la volta dopo alla fine mi avrebbe regalato un disco. insomma un disco ogni due forche.  una mattina entrano due signori. una coppia di una 50ina di anni. e si mettono a scartabellare tra i dischi punk. poi il signore prende su la copia di agheist de grein e dice questo è il gruppo di mio figlio. e marcello fa tutto stupito e eccitatone macchì?! bret ghereviz? e il tipo fa si col testone e va via. e marcello rimane fermo immobile a guardare verso la soglia appena attraversata dalla coppia con la fissità del macigno nello sguardo per dei lunghi interminabili secondi. al che gli faccio oh, marcello? e lui continuando a guardare la soglia con la stessa espressione scema dice avrei dovuto chiedergli l’autografo. “to marcello, sincerely brett guerewitz’s daddy”. ma che autografo sarebbe stato? poi mia mamma quando è venuta a vivere a milano e ha fatto il trasloco ha trovato dietro il mio stero il libretto delle giustificazioni di quando andavo al michelangiolo. pieno di firme di mio padre. fatte da me. oggi ho portato bianca a fare il vaccino contro il morbillo. ha pianto? io ho pianto quando mi hanno fatto l’antitetanica sul culo e l’infermiera mi ha dato uno schiaffo. in faccia, non sul culo. io l’ho odiata tantissimo. e di più quando nessuno mi ha creduto quando l’ho detto a casa. ha pianto tanterrimo. il fatto però non è questo. siamo arrivati e zan mi fa (senza razzismo alcuno ma col suo fare cinico che amo): come mai ‘sto posto è sempre pieno zeppo di negri? e io rido. e lei tutta seria mi fa no, no davvero. è sempre un crogiuolo di negri qui. poi entriamo e ci mettiamo ad aspettare. e ci sono due sale comunicanti attraverso una porta aperta. noi siamo nella sala dei trolls. ci sono un papà con la figlia brutta e entrambi i nonni che dicono cose a caso ma per di più imbarazzanti. una coppia di signori grassi con un’età indefinita tra i 22 e i 57 anni. con un figlio che è identico a suo padre però in miniatura. e intendiamoci, suo padre non è proprio un bell’uomo. e poi c’è una signora magrissima talmente magra che su di lei i fusò paiono dei pantaloni da repper. ha un figlio di 5 anni e continua a presentarlo a chiunque. senza motivo. le vorrei dire signora, molto sinceramente, m’importa una sega se suo figlio si chiama francesco. anche il bambino pare imbarazzato. nell’altra sala invece c’è una big mama nera vestita con i colori dei pappagalli tropicali con due bambini neri e accanto c’è una coppia di ragazzi di una trentina d’anni coi tatuaggi i pantaloni larghi gli orecchini e le camicie di eicenèm. e lui continua a sedersi accanto alla big mama e gioca coi bambini neri in maniera ostentata. e io e zan ci scopriamo a fissarlo un po’ infastiditi. pare che voglia dimostrare a tutti i costi che per lui non c’è alcuna differenza tra un bambino bianco e uno nero. la cosa triste è che sembra che lo voglia dimostrare a se stesso. allora zan mi fa quella dev’essere la sala dei PER FORZA BUONI. ho riso tantissimissimo. ecco, quel tipo secondo me lo troveresti nella sezione musica etnica. sabato 16 aprile si celebra il record store day. evento per supportare i negozi di dischi indipendenti e non appartenenti alla grande distribuzione. per ulteriori informazioni cliccate sul link. c’è pure un videomessaggio di ozzy.

§ Una Risposta a record store day

  • [...] una mattina entrano due signori. una coppia di una 50ina di anni. e si mettono a scartabellare tra i dischi punk. poi il signore prende su la copia di agheist de grein e dice questo è il gruppo di mio figlio. e marcello fa tutto stupito e eccitatone macchì?! bret ghereviz? e il tipo fa si col testone e va via. e marcello rimane fermo immobile a guardare verso la soglia appena attraversata dalla coppia con la fissità del macigno nello sguardo per dei lunghi interminabili secondi. al che gli faccio oh, marcello? e lui continuando a guardare la soglia con la stessa espressione scema dice avrei dovuto chiedergli l’autografo. “to marcello, sincerely brett guerewitz’s daddy”. ma che autografo sarebbe stato? Jacopo&Febio, Vita di Legno [...]

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