SOFT KILL | AN OPEN DOOR
aprile 18th, 2011 § 1 commento
non appena il digei suonava smel laic tin spirit c’era questo tipo che impazziva letteralmente. si gettava a torso nudo nella pista e tirava fuori l’uccello sbattendolo a destra e manca.
il curzio. lo chiamavamo il curzio cobaini.
poi c’era il larva che si rotolava in terra. il larva era scemo. un po’ perché si drogava moltissimo e un po’ perché pare che una volta abbia spacciato salvia per mariuanah. poi i tizi che l’hanno acquistata se ne sono accorti e lo hanno coperto di botte fino a mandarlo in ospedale.
al larva piaceva il crossover. reigiagheinsdemascin e daunset lo mandavano fuori di testa. giù in terra come una larva a manifestare tutto il suo entusiasmo.
a noi piacevano i noeffex e i ded chennedis. e il darc proprio non lo capivamo. e quando partivano i sister ov mersi e i bauaus ci sedevamo a guardare le tipe con le calze smagliate ovunque e i ragazzi magri alti con le zeppe che facevano tre passi avanti e alzavano la gamba e tre passi indietro e rialzavano la gamba.
quanto ci hanno rotto il gatto i giri di basso e la batteria alla gioi diviscion?
e poi basta con ‘sti anni 80 e il medioevo che non è mai finito, ‘ste voci profonde cavernicolone e le tastierine suonate dalle rigazzine coi tratti nipponici.
non riesco a smettere di ascoltare questo disco.
oggi zan zan mi fa, oh che cos’è ‘sta merda? e allora ho messo le cuffie.
non c’è niente di nuovo qui. è darc suonato medio, con dei giri talmente sentiti e risentiti che ti si piazza in testa e non ti molla più.
maurizio dice che è meglio havah. secondo me havah c’entra poco. i suoni sono puliti, la chitarra potrebbe avere una corda sola nella maggior parte dei pezzi e tutto si sente bene in modo brutto.
io non lo capisco se ‘sto disco fa schifo o è bello. fatto sta che son qui che continuo ad ascoltarlo come un cretino invasato. e mi sento un po’ come il larva e il curzio. e fuori c’è pure il sole.
qualcuno mi dica di smettere. non vi sento, ho le cuffie.
quand’eravamo bambini io i dark li avevo visti solo sui fumetti. c’erano quei due paninari seduti sulla panchina. va’ il dark come legge in fretta il giornale. per forza legge solo i necrologi. e poi c’era quel gioco che si faceva nel piazzale delle scuola. imitare i passi degli animali per raggiungere il castello. il passo del gambero era un po’ in avanti e un po’ indietro. ciononostante a volte al castello ci arrivavi per primo. ecco il tuo ballo del dark era come il passo del gambero. sembra che non vada da nessuna parte. un po’ avanti e un po’ indietro. eppure arriva. il disco dei soft kill è un disco che fila tutto uguale. è un disco che non sale mai. che va un po’ avanti e un po’ indietro. eppure va. senza climax. e dici è tutto qui? con un motivetto da mugugnare a bocca chiusa. il dark è tutto un giocare con le aperture. come una di quelle tende a soffietto e tu stai lì a tirare la corda per governarne gli spiragli di luce. c’è il dark tutto chiuso, torbido e cavernoso. e quello tutt’aperto, nitido paillettato, d’un nero abbagliante. e infine c’è quello che sta esattamente in mezzo. soft kill. tre passi avanti e tre passi indietro. e una porta (non completamente) aperta.

[...] qui, nove canzoni che si ripetono lungo lo stesso canovaccio. però in modo molto piacevole. è il disco che più o meno ti aspetti da chi lascia il suo vecchio progetto post-punk, torbido e [...]